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I Falisci e gli insediamenti nella Tuscia
Provincia di Viterbo
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Cratere: esempio di cratere corinzio con figure
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I Falisci, che secondo la tradizione ebbero origine da Halisco figlio di Agamennone, si evolsero in un territorio abitato continuamente già dall'età del Bronzo ma fu durante il periodo del ferro, in cui nei popoli inizia una differenziazione storico-culturale, che inizia una autonoma fisionomia fino al IV sec. a.C.
Il territorio falisco si estendeva, all'origine, dai piedi del versante meridionale dei monti Cimini verso la campagna romana fino al confine dei Capenati, delimitato a sud-ovest dalla conca del lago di Bracciano e ad est dal fiume Tevere.
Gli insediamenti più importanti dell'Agro Falisco possono essere identificati in Narce (nei pressi di Calcata) e Falerii Veteres (nei pressi di Civita Castellana), i quali, come consuetudine per difesa naturale, sorgevano su pianori tufacei lambiti da profonde forre solcate da corsi d'acqua.
I Falisci, benché influenzati dalla cultura e dall'arte etrusca, mantennero per buona parte della loro esistenza dei caratteri indipendenti, diversi dal popolo etrusco.
Erano un popolo attivo e laborioso, dedito all'agricoltura, al pascolo e all'arte, come testimoniano i resti delle antiche necropoli, le cui linee architettoniche risentirono dell'influenza etrusca. Grazie alla posizione strategica, geograficamente imperniata nella valle del Tevere che, ovviamente era navigabile, riuscirono a instaurare, già nell'VIII sec. a.C., importanti rapporti di scambio commerciale dapprima con il popolo italico e successivamente con i popoli del Mediterraneo con importazione di materiali e prodotti greco-orientali.
E proprio in questo periodo che inizia quell'evoluzione culturale che influenzerà i Falisci e la loro arte, anche nelle sepolture che dal rito inceneratorio si va a passare a quello inumatorio ( a fossa) e successivamente, nel VII sec. a.C., in tombe a camera con una particolare presenza di loculi parietali. Anche nella lavorazione degli impasti i prodotti appaiono in questo periodo con motivi decorativi che vanno ispirandosi all'arte orientalizzante.
Specchio in bronzo simile a quelli rinvenuti nell'Agro Falisco
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Grazie anche alla via Tiberina che favoriva un prosperoso interscambio, Falerii raggiungiunse velocemente una elevata posizione di ricchezza, testimoniata, infatti, dai preziosi oggetti rinvenuti nelle tombe di questo periodo (molti dei quali esposti al Museo di Civita Castellana , Museo Archeologico di Firenze, Villa Giulia a Roma), provenienti da varie civiltà mediterranee.
Ciò permise di acquisire una posizione predominante che influenzò anche le località circostanti dello stesso bacino e strettamente legate tra loro, tra cui Corchiano e Vignanello e successivamente Fabrica di Roma e Nepi, intensificando i rapporti commerciali con gli Etruschi. Arrivano in questo periodo produzioni locali quali oreficerie ceramica etrusco-corinzia, bucchero, vasellame.
Anche le tombe, quindi, sono più ricche di oggetti preziosi e nel corso del V sec. a.C. Falerii raggiunge il suo massimo splendore sviluppando una grande produzione di ceramica e coroplastica che alimentano una grande esportazione in altri paesi, mentre "Narce" si avvia ad una lento e inesorabile declino culturale, politico e militare.
Durante l'invasione dei Romani i Falisci strinsero un'alleanza con gli Etruschi e soprattutto con Vejo che rappresentò per secoli il limite settentrionale dell'espansione romana.
I Romani, costretti a contenere il potere militare che quest'alleanza poteva consolidare, fecero accordi, promesse, alleanze con questi popoli, ma già nel IV sec. a.C., iniziarono a saccheggiare e demolire i villaggi falisci, fino alla distruzione di Vejo che cadde nel 396 a.C. aprendo un varco non più controllabile verso l'Etruria
L'intervento più potente e crudele dei Romani arrivò nel 241 a.C. quando Falerii Veteres venne completamente distrutta e i suoi abitanti vennero trasferiti nelle campagne pianeggianti più a ovest dove venne costruita una nuova città che prese il nome di Falerii Novi.
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